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Comune di Castelnuovo Val di Cecina - Sito Ufficiale | Sede comunale: Via Verdi 13, 56041 Castelnuovo Val di Cecina (PI) - tel. 0588.23511   |  Domenica, 05 Settembre 2010

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Il territorio e le frazioni

MONTECASTELLI PISANO

E' un piccolo paese medievale – borgo fortificato - che sorge alla sommità di una collina, a circa 503 metri sul livello del mare.  Degrada dolcemente verso il fiume Cecina a nord-est e scoscende sul torrente Pavone ad ovest. La Sua posizione abbastanza elevata, oltre ad un clima sempre ventilato, permette un ottimo panorama sulle circostanti colline toscane. I colori e la dolcezza delle colline, la vicinanza alla Val d’Elsa, ne evidenziano caratteristiche tipiche del paesaggio senese.

NOTIZIE STORICHE: Montecastelli ha un'origine longobarda e costituiva un importante luogo di avvistamento e di difesa sulla strada mineraria che attraversava da nord a sud delle Colline Metallifere. Ma già in epoca etrusca il luogo era frequentato e lo testimoniano alcune tombe di epoca villonoviana (VII sec. a.C.) ove i primi cristiani praticarono il loro culto al tempo della persecuzione ariana. Dal 1184 appartenne ai Pannocchieschi, vescovi della vicina Volterra, ma già nel XIII secolo si aprì un'aspra contesa tra i vescovi ed il Comune per il controllo del paese. Dalla seconda metà del XIII sec. iniziò il processo di acquisizione del Castello da parte del Comune di Volterra, finchè, nel 1319, Montecastelli si sottomise alla Città . Salvo alcune parentesi di dominazione fiorentina, Montecastelli è rimasta sotto il contado volterrano fino all’incorporazione alla fine del XVII secolo da parte di Castelnuovo di Val di Cecina.

FORMA URBANA: il paese consta di due assi stradali paralleli collegati trasversalmente da scalette. Il castello si sviluppa intorno alla parte più elevata del colle, su cui sorge una torre di età medievale, a forma quadrata, fatta costruire dai Pannocchieschi.  In prossimità della torre, ed in posizione elevata, sorge la chiesa romanica dei SS. Filippo e Giacomo (1186) strutturata con pianta a tre navate divise da pilastri con capitelli figurati. La facciata, in conci (blocchi di pietra) squadrati, si presenta con tre grandi arcate, al centro delle quali il portale. Sul perimetro esterno, alla base delle case si notano resti di una cinta muraria; resta anche una porta semplice con archi a tutto sesto. All’interno della Chiesa un dipinto di Cosimo Daddi: L’immacolata Concezione ed i Santi Antonio, Biagio, Orsola e Francesco (1585-1588)

BUCA DELLE FATE: nei pressi del paese, sulla strada provinciale che porta a Castelnuovo V.C. si trova la Buca delle Fate, un ipogeo etrusco del VI secolo A.C., piccola stanza quadrata rivestita in pietra, con porte che conducono a piccolissimi ambienti in cui sono scavate le tombe.

LE MINIERE DI RAME: resti dell’antica attività estrattiva, nella gola tra Montecastelli e la Rocca Sillana (Comune di Pomarance). Gli ultimi lavori di estrazione furono eseguiti nel 1941

LA BORGATA PAGANINA: interessante agglomerato rurale, nella strada che conduce a Castelnuovo v.c.

 

SASSO PISANO

Sasso Pisano su Wikipedia

In posizione prospiciente la Val di Cornia, all’estremo confine meridionale del territorio comunale sorge la frazione di Sasso Pisano.
Il castello longobardo è molto antico e viene ricordato per la prima volta nel X secolo. Vi sorse la cappella feudale e poi chiesa di S. Bartolomeo Apostolo, suffraganea della Pieve di Commessano che ebbe il fonte battesimale nel 1440, fonte ricavato in un cippo funerario etrusco del VII sec. a.C.. Nel 1882 la chiesa fu ingrandita ed elevata ad arcipretura. La storia religiosa del Sasso si intreccia con le vicende di S. Pietro, S. Rocco e S. Guglielmo e quest'ultimo Santo vi soggiornò a lungo. Date alle fiamme le antiche e preziose reliquie, resta nella parrocchiale una importante tavola dipinta nel 1585, opera di un ignoto artista locale. Poco lungi dal paese, ai Lagoni, sorge la moderna chiesetta di Giovanni Michelucci (1958), importante opera nel percorso creativo del grande architetto fiorentino. Sulla strada per La Leccia un bivio a sinistra conduce al sito delle "Aquae Populoniae", interessante città termale etrusco-romana del III sec. a. C., in corso di scavo.
La storia di Sasso Pisano vede un alternarsi di dominio tra il Comune ed il Vescovo di Volterra; la presenza di allume nel territorio suscita interesse in zona anche da parte di  Lorenzo il Magnifico, tanto da portarlo a muover guerra a Volterra. Il borgo mantiene il suo aspetto di rocca medievale, ad andamento circolare concentrico ed il nucleo abitato più antico, il castello, si erge in posizione predominante alla sommità del colle 

Da visitare:

LE PUTIZZE E LE SORGENTI CALDE: Area geotermica, vicina al borgo, caratterizzata da suggestivi fenomeni naturali che conferiscono al paesaggio un aspetto fantastico e misterioso; i fumacchi di vapore spontaneo che fuoriescono dal terreno, le fonti di acqua bollente che diffondono nell’aria il caratteristico odore di zolfo, fanno si che il luogo in passato sia stato collegato, superstiziosamente, al Diavolo, tant'è che alcuni storici attribuiscono a questa zona l'ispirazione per l'ingresso degli inferi descritto nella Divina Commedia di Dante Aligheri.

COMPLESSO SACRO TERMALE TRA VOLTERRA E POPULONIA LEGATO AL CULTO DELLE ACQUE IN UN’AREA DOVE DA SEMPRE I FENOMENI GEOTERMICI HANNO INFLUENZATO LA VITA DEGLI ABITANTI… Anna Maria Esposito

Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana

Da “Archeologia Viva” gennaio/febbraio 2004

“Dal 1985 la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana sta progressivamente riportando alla luce, nel sito denominato Il Bagno, un complesso architettonico di eccezionale interesse. L’area si trova sulla strada tra le antiche città etrusche di Volterra e Populonia, alla confluenza delle valli dei fiumi Cecina e Cornia, in un ambiente naturale di grande suggestione, caratterizzato ancora oggi da un’intensa attività geotermica, in cui ben si spiega la presenza di un ben organizzato complesso architettonico sacro-termale legato al culto di divinità salutari.

 UNA TEGOLA CON BOLLO IN LETTERE ETRUSCHE

Le prime notizie sulla presenza di resti antichi nel sito risalgono ad una trentina di anni fa, quando fu portata all’attenzione degli studiosi una tegola con bollo con caratteri etruschi, non attestata in altre località, che, sciolto dall’etruscologo Giovanni Colonna in spural huflunas (della città) faceva supporre l’esistenza in quel luogo di un edificio di carattere pubblico, del quale solo pochi resti di colonne e capitelli di tufo, peraltro sporadici, sembravano conservare il ricordo. Lo scavo ha rivelato invece l’esistenza  di un complesso articolato e con diverse fasi di vita, finora solo parzialmente riportato alla luce. Alla fase più antica, ancora pienamente ellenistica (III sec. A.C.) sono riferibili i resti di una grande stoà (edificio, talora a due piani, costituito da un portico colonnato, rettilineo o a tre bracci) d’ordine dorico realizzata in blocchi squadrati di calcare locale. In un secondo momento, intorno alla metà del II sec. A.C. , alla stoà si aggiungono due impianti termali con diversi sistemi di vasche e vani d’uso, tutti coperti da tetti di tegole, molte delle quali marcate con il solito bollo, e coppi di diversi tipi e dimensioni. Poco discosto sorgeva un edificio articolato in numerosi vani quadrangolari, solo parzialmente rimessi in luce, che dovevano avere una funzione commerciale (botteghe, ambienti per il soggiorno dei frequentatori…). Il carattere sacro del complesso è confermato dal ritrovamento di due statuette: una Minerva in piombo e stagno, di un tipo diffuso nel II sec. A.C. in Etruria settentrionale, ma soprattutto in ambito volterrano, e una piccola offerente in bronzo, anch’essa di netta impronta volterrana.

INTENSA FREQUENTAZIONE FINO AL III SEC. D.C.

Verso la fine del I sec. A.C. l’area viene sconvolta da un grande movimento franoso che trascina nella sua corsa a valle, per una sessantina di metri circa, parte delle strutture del portico e delle terme. Dopo un abbandono di quasi un secolo (i materiali mostrano uno iato dall’età neroniana all’età antonina, cioè una interruzione circa tra metà I e metà II sec. D.C.) gli edifici (il portico, gli ambienti termali, e il vasto xenodokeion per l’accoglienza dei pellegrini), parzialmente ristrutturati, rimangono in uso sino a tutto il III sec. D.C. Un gruppo di sessantaquattro monete in bronzo, tutte del III sec. D.C. (sono rappresentate emissioni da Alessandro Severo a Diocleziano, con grande prevalenza di pezzi di Gordiano III), rinvenute allo sbocco della canaletta di deflusso di una delle vasche, testimonia l’intensa frequentazione dell’edificio nella sua ultima fase di vita. Tra la fine del III e inizio del IV sec. D.C. il sito viene completamente abbandonato; la spoliazione (ai fini di riuso edilizio) dei muri in blocchi squadrati è l’unica traccia di successive frequentazioni.

ACUAE VOLATTERRAE?

La monumentalità e l’ampiezza del complesso, che si estende ben oltre l’area finora indagata, suggeriscono l’identificazione dello stesso con uno dei due impianti termali – le acquae volatterae e le acquae populoniae –indicati nel quarto segmento della tabula peutingeriana, l’antica carta geografica, copia medievale di un itinerario completo dell’impero romano.

L’ipotesi di scioglimento del bollo sulle tegole in spural huflunas, dove huflunas sarebbe il nome, peraltro in questa forma finora non attestato, di Populonia, ha fatto supporre l’identificazione con le Acquae populoniae; ma la posizione geografica del sito, al confine tra il territorio di Volterra e quello di Populonia, la circostanza che quest’area sia ancor oggi completamente proiettata verso la prima delle due città etrusche, alla quale pure rimandano le scarse testimonianze archeologiche dal territorio circostante, inducono piuttosto a riconoscere nel complesso sacro termale “IL BAGNO” un avamposto estremo al confine meridionale dell’antico stato volterrano”.

 

LA LECCIA

 

Lungo la strada che collega la frazione di Sasso Pisano a Larderello, avvolto in un verde di querce, ulivi e lecci, sorge il piccolo e antichissimo borgo della Leccia, che conserva, in piccolo, l’antica struttura medievale.

La chiesa castellana, dedicata a S. Bartolomeo Apostolo, appartenne al "sesto di Montagna" della Pieve di Morba. Nei pressi del borgo fu eretta una cappella o oratorio della Vergine Maria, per rispettare un voto relativo ad un'apparizione della Madonna nella "selva lecciatina". Fino a pochi anni or sono vi si custodiva il quadro della "Madonna del Libro", opera del pittore Matteo di Pierantonio dè Gondi da Leccia (1540 - 1632), paesano.  La struttura della Chiesa è molto particolare ed inconsueta, estranea alle comuni strutture ecclesiastiche del tempo; tale peculiarità deriva dall’essere la prima struttura di origine andina da noi conosciuta, importata dallo stesso Matteo da Leccia di ritorno in patria dal suo soggiorno a Lima nei primi anni del seicento.

Poco lungi dall'oratorio sorgeva la cappellina della Madonna del Latte, nei pressi di una fonte termale le cui acque sono ancora oggi ritenute benefiche per le puerpere. Alla Leccia è sempre vivissimo il culto della Madonna e da tempo immemorabile si celebra la sua festa il 14 giugno, invocandola a protezione della grandine.

 

 

 

 

BRUCIANO
Il castello di Bruciano sorgeva sulla sommità di uno scosceso monte a sud di Castelnuovo e la sua remota origine si può far risalire al periodo Longobardo (VII sec.). Il Castello fu feudo dei conti Pannocchieschi intorno al secolo XII. Essi lo cedettero al Comune di Volterra nel 1422. La chiesa di S. Maria era sottoposta alla Pieve di Commessano e come tale è ricordata nelle "decime" del XIII - XIV secolo. La fattoria, già possesso dei nobili Ricciarelli di Volterra dal 1727 al 1909, vanta un originale oratorio eretto su una fonte medievale e su un più antico insediamento etrusco-romano, nella prima metà del secolo XIX; oratorio dedicato a S. Ottaviano e S. Maria, ricco di suggestive memorie.

VECCHIENNE

Fu un castello feudo dei vescovi di Volterra, che alcuni fanno risalire al IX sec.; oggi è sede dell’importante fattoria Aloisi – De Lardarel, una delle figlie dell’ultimo pioniere delle industrie di Larderello.

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagina aggiornata il 07/07/2010 da Nedo FEDI
  • Comune di Castelnuovo Val di Cecina (PI)
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  • Numero di abitanti: 2360 (al 31.12.2008)
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