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Settembre 2010
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Dopo una campagna di scavi portata avanti dal 1985 è di nuovo visitabile e accessibile al pubblico, a Sasso Pisano, nel comune di Castelnuovo Val di Cecina (PI) in un’area oggi chiamata Il Bagnone, un complesso termale ellenistico risalente al III secolo a.C.
Gli scavi sono stati diretti dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana con il contributo del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, della Regione Toscana, della Provincia di Pisa, del Comune di Castelnuovo Val di Cecina e dell’Enel di Larderello
L’edificio, di cui si intuiscono oggi gli antichi splendori, è situato a Sasso Pisano, una frazione del Comune di Castelnuovo Val di Cecina, dove si incontrano la Val di Cornia con l’Alta Val di Cecina, al confine tra le province di Pisa e Grosseto, un territorio ricco di sorgenti naturali calde, lagoni, putizze, emergenze geotermiche: basti pensare che a Castelnuovo Val di Cecina, a pochi chilometri dalla più famosa Larderello, l’energia geotermica ha costituito negli ultimi decenni la principale risorsa del paese. Castelnuovo Val di Cecina, inoltre, è stato il primo comune in Italia ad essere riscaldato con energia geotermica e, proprio in questi giorni, si sta lavorando per portare questo riscaldamento innovativo ed ecologico - che non ha nessun impatto ambientale – a tutti gli edifici del Borgo Medioevale. Un intervento che per la sua delicatezza – data dalla difficoltà di mantenere integro il patrimonio storico del borgo – ha visto il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Firenze.
Ancora oggi, come più di duemila anni fa, vicino agli scavi, sgorgano naturali sorgenti d’acqua tra le più calde in Toscana che oscillano tra i 40 e i 70 gradi centigradi.
Ma mentre ai nostri giorni le sorgenti di acqua calda geotermica della zona sono utilizzate dalle aziende produttrici di energia elettrica, nell’antichità queste venivano utilizzate principalmente a scopi termali.
In una carta geografica militare romana del III secolo d.C., che descriveva le strade romane dal Gange alla Spagna (la Tabula Itineraria Peutingeriana), si trovano indicati due importanti stabilimenti termali tra cui le Acque Populonie, oggi attribuite proprio allo stabilimento rinvenuto al Sasso Pisano.
Ma i ritrovamenti di alcuni importanti reperti, quali tegole in cocciopesto con bollo etrusco, fanno risalire le terme all’epoca tardo ellenistica, vale a dire al III secolo a.C.
Il complesso termale, forse l’unico di età tardo ellenistica nella zona dell’Etruria settentrionale pervenuto fino ai giorni nostri, era composto da edifici disposti secondo schemi in uso nell’architettura del tempo, intorno ad un grande cortile quadrangolare porticato su cui si aprivano i diversi sistemi di vasche e i vani d’uso, tutti coperti da tegole, molte delle quali marcate con il citato bollo etrusco.
Il porticato era sorretto da pilastri quadrangolari in calcare. Sui lati est e nord del piazzale porticato si aprivano le vasche, quadrangolari o rotonde, isolate o comunicanti tra loro con pavimenti in cocciopesto e pareti intonacate.
Un accurato sistema di canalizzazioni convogliava dalla vicine sorgenti, direttamente nelle vasche, l’acqua calda, mentre attraverso altre canalette, arrivava l’acqua fredda.
Nel lato sud del cortile si apriva invece un’ampia esedra-fontana, mentre tutto il lato ovest del complesso era occupato da un vasto edificio, ritornato solo parzialmente alla luce, suddiviso in numerosi vani, probabilmente una struttura destinata all’accoglienza di visitatori e pellegrini.
Il luogo, infatti, si pensa che avesse anche una funzione religiosa e sacrale, giustificata dalla presenza di acque curative, come testimonia il ritrovamento di una statuetta di Minerva.
D’altra parte soltanto in epoca moderna si è potuto studiare il fenomeno geotermico in modo scientifico. In tutta l’antichità, fino al medioevo, tali manifestazioni naturali erano attribuite a fenomeni sopra naturali, tanto che perfino Dante vi si ispirò per la descrizione del suo Inferno.
I materiali ritrovati hanno permesso di collocare la fondazione del complesso tra la fine del III e l’inizio del II secolo a.C. Una continuità d’uso è garantita per tutto il II e I secolo a.C. con una punta massima di notorietà e frequentazione dalla seconda metà del II secolo a.C.
Nella seconda metà del I secolo a.C. un evento sismico provoca il crollo di una parte consistente del complesso e l’abbandono dello stesso per circa un secolo.
La riattivazione parziale dell’impianto verso la fine del I secolo è testimoniato da successivi riadattamento affrettati e impropri tendenti ripristinare i danni sismici e a far funzionare almeno parte del complesso. Malgrado l’inadeguatezza della ristrutturazione, questa fase d’uso delle terme si prolunga per tutto il II e buona parte del III secolo d.C, come testimonia un gruppo di 64 monete del III secolo d.C. rinvenute allo sbocco di una canaletta di deflusso delle vasche.
Tra la fine del III secolo e l’inizio del IV secolo d.C. il sito viene infatti completamente abbandonato.
Alcuni dei materiali più significativi, ritrovati nel sito del Complesso Termale, saranno in mostra a Casa Siviero, a Firenze, Lugnarno Serristori 1, a partire dal 29 Novembre (orari da definire). La mostra ripercorrerà le fasi più significative degli scavi sia attraverso l’esposizione di reperti che l’allestimento di materiale multimediali, come foto, video, informazioni scritte.
Nell’area del ritrovamento sorgerà un parco archeologico aperto ai visitatori andando ad arricchire l’offerta turistica del territorio: una zona incontaminata, ricca di boschi e paesaggi naturali che guarda verso il mare, sia nel versante grossetano dove, a pochi chilometri di distanza si incontra la costa maremmana e Follonica, sia nel versante livornese, dove si incontrano altre località termali come Venturina, altre cittadine etrusche come Populonia e le coste del Golfo di Baratti. Senza considerare l’enorme offerta storico-artistica del territorio a cominciare dalla vicina Volterra e i tanti borghi medioevali, tra cui, quello di Castelnuovo, di notevole grandezza ed importanza.
Il sito archeologico darà dunque un contributo alla nuova vocazione turistica del Comune di Calstelnuovo Val di Cecina che intende valorizzare e divulgare il suo consistente patrimonio storico, artistico, naturalistico affinché ne possano fruire i cittadini, i ricercatori, i turisti.
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